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Novembre 2017

Marketing di prossimità: ritorno al futuro per i negozi

I negozi fisici che vogliono sopravvivere all’ecommerce hanno nel marketing di prossimità un grande alleato.

Shopping online, shopping online ovunque: le scarpe, i mobili, persino la spesa arrivano in un attimo a casa nostra. In un contesto del genere sembra che i negozi fisici siano destinati ad estinguersi, giusto? Forse sì, o forse hanno solo bisogno di reinventarsi, e possono farlo grazie al marketing di prossimità.

Basta guardarsi intorno per rendersi conto che l’esperienza dello shopping oggi ha assunto un valore completamente diverso rispetto a pochi anni fa. Le classiche occasioni che, nel bene o nel male, ci costringevano ad uscire di casa e ad avventurarci nel magico mondo dei negozi fisici, sono state sostituiti da altrettanti siti di eCommerce pronti a soddisfare ogni nostra richiesta.

Così per la spesa possiamo affidarci ad Amazon Prime Now, che in due ore ti consegna comodamente a casa tutto, dalla frutta ai detersivi, o addirittura quel regalo di compleanno che ci eravamo dimenticati di fare; con Zalando possiamo acquistare più scarpe di quante potrebbe indossarne Carrie Bradshaw; perfino quando vogliamo stupire i nostri ospiti a cena possiamo farci arrivare a casa i piatti più elaborati sotto forma di ingredienti già perfettamente misurati ed ordinati, grazie a promettenti startup come Quomi.

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Una definizione di creatività

«Un risultato nuovo ha valore, se ne ha, nel caso in cui stabilendo un legame tra elementi noti da tempo, ma fino ad allora sparsi e in apparenza estranei gli uni agli altri, mette ordine, immediatamente, là dove sembrava regnare il disordine […] Inventare consiste proprio nel non costruire le combinazioni inutili e nel costruire unicamente quelle utili, che sono un’esigua minoranza. Inventare è discernere, è scegliere […] fra tutte le combinazioni che si potranno scegliere, le più feconde saranno quelle formate da elementi tratti da settori molto distanti.
Non intendo dire che per inventare sia sufficiente mettere insieme oggetti quanto più possibile disparati: la maggior parte delle combinazioni che si formerebbero in tal modo sarebbero del tutto sterili. Ma alcune di queste, assai rare, sono le più feconde di tutte.
[…]
Quel che più lascia colpiti è il fenomeno di queste improvvise illuminazioni, segno manifesto di un lungo lavoro inconscio precedente […] a proposito delle condizioni in cui avviene il lavoro inconscio, vi è un’altra osservazione da fare: esso è impossibile, e in ogni caso rimane sterile, se non è preceduto e seguito da un periodo di lavoro cosciente.
Le ispirazioni improvvise […] non avvengono mai se non dopo alcuni giorni di sforzi volontari, che sono sembrati completamente infruttuosi […] come vanno le cose, allora? Tra le numerosissime combinazioni che l’io subliminale ha formato alla cieca, quasi tutte sono prive di interese e senza utilità; ma proprio per questo motivo non esercitano alcuna influenza sulla sensibilità estetica: la coscienza non arriverà mai a conoscerle. Soltanto alcune di esse sono armoniose – utili e belle insieme». (Jules Henri Poincaré – Scienza e metodo – Einaudi, 1997 – a cura di Claudio Bartocci)

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Tre segreti per concentrarsi. E cinque musiche che aiutano a farlo

La fine delle lezioni si avvicina. È tempo di esami. Durante il mio Erasmus in Scozia, i miei compagni (quelli italiani) mi prendevano in giro perchè preparavo gli esami di Political Science con il walkman (reperto archeologico, il walkman!) sul tavolo e in cuffia a ripetizione l’album “D’amore di morte e di altre sciocchezze” di Francesco Guccini. «Ma come fai a concentrarti, tutte quelle parole nelle orecchie non ti confondono?». Semplice, dicevo io: le so talmente a memoria che è come non sentire nemmeno una parola. E poi i libri su cui studiavo erano in inglese, mentre Guccini cantava in italiano: nessuna contaminazione. Vent’anni dopo, mi imbatto nelle riflessioni di James Hewitt dell’Hintsa Performance e scopro che, a modo mio, avevo ragione.

Dice Hewitt: la capacità di concentrarsi si basa su tre abilità. La prima: focalizzare quale è la cosa più importante che dobbiamo fare in quel momento, escludendo tutti gli altri pensieri laterali. Se devo finire la relazione, per esempio, è bene che non mi interroghi contemporaneamente su quale sarà il film migliore da proporre per la serata. La seconda: trasformare ogni intoppo, in quello che sto facendo, da una occasione per mollare e distrarmi a una per imparare qualcosa di più. La terza: eliminare ogni forma di distrazione proveniente dall’ambiente circostante. Un rumore, una persona, una vista (della finestra, o della scrivania a fianco).

Eliminare le distrazioni, appunto. Ecco a cosa può servire la musica: a farci concentrare meglio. Purché si scelga la musica giusta.

Prendiamo un lavoro ripetitivo. Per questo vale lo stesso principio degli esercizi aerobici in palestra: una bella musica ritmata è quel che ci vuole. Se invece la vostra è un’occupazione che richiede una certa dose di creatività manuale (ma non troppo intellettuale), allora il sottofondo giusto è quello della musica ambient. Una musica da ascensore, per intendersi.

Veniamo a chi deve scrivere: una relazione, il testo della lezione da fare a scuola, l’ordinazione per un fornitore. Qui gli esperti concordano tutti nel suggerire una musica priva di testi. Le liriche distraggono, anziché favorire la concentrazione. L’ideale è un brano di musica classica.

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