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Marketing di prossimità: ritorno al futuro per i negozi

I negozi fisici che vogliono sopravvivere all’ecommerce hanno nel marketing di prossimità un grande alleato.

Shopping online, shopping online ovunque: le scarpe, i mobili, persino la spesa arrivano in un attimo a casa nostra. In un contesto del genere sembra che i negozi fisici siano destinati ad estinguersi, giusto? Forse sì, o forse hanno solo bisogno di reinventarsi, e possono farlo grazie al marketing di prossimità.

Basta guardarsi intorno per rendersi conto che l’esperienza dello shopping oggi ha assunto un valore completamente diverso rispetto a pochi anni fa. Le classiche occasioni che, nel bene o nel male, ci costringevano ad uscire di casa e ad avventurarci nel magico mondo dei negozi fisici, sono state sostituiti da altrettanti siti di eCommerce pronti a soddisfare ogni nostra richiesta.

Così per la spesa possiamo affidarci ad Amazon Prime Now, che in due ore ti consegna comodamente a casa tutto, dalla frutta ai detersivi, o addirittura quel regalo di compleanno che ci eravamo dimenticati di fare; con Zalando possiamo acquistare più scarpe di quante potrebbe indossarne Carrie Bradshaw; perfino quando vogliamo stupire i nostri ospiti a cena possiamo farci arrivare a casa i piatti più elaborati sotto forma di ingredienti già perfettamente misurati ed ordinati, grazie a promettenti startup come Quomi.

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Una definizione di creatività

«Un risultato nuovo ha valore, se ne ha, nel caso in cui stabilendo un legame tra elementi noti da tempo, ma fino ad allora sparsi e in apparenza estranei gli uni agli altri, mette ordine, immediatamente, là dove sembrava regnare il disordine […] Inventare consiste proprio nel non costruire le combinazioni inutili e nel costruire unicamente quelle utili, che sono un’esigua minoranza. Inventare è discernere, è scegliere […] fra tutte le combinazioni che si potranno scegliere, le più feconde saranno quelle formate da elementi tratti da settori molto distanti.
Non intendo dire che per inventare sia sufficiente mettere insieme oggetti quanto più possibile disparati: la maggior parte delle combinazioni che si formerebbero in tal modo sarebbero del tutto sterili. Ma alcune di queste, assai rare, sono le più feconde di tutte.
[…]
Quel che più lascia colpiti è il fenomeno di queste improvvise illuminazioni, segno manifesto di un lungo lavoro inconscio precedente […] a proposito delle condizioni in cui avviene il lavoro inconscio, vi è un’altra osservazione da fare: esso è impossibile, e in ogni caso rimane sterile, se non è preceduto e seguito da un periodo di lavoro cosciente.
Le ispirazioni improvvise […] non avvengono mai se non dopo alcuni giorni di sforzi volontari, che sono sembrati completamente infruttuosi […] come vanno le cose, allora? Tra le numerosissime combinazioni che l’io subliminale ha formato alla cieca, quasi tutte sono prive di interese e senza utilità; ma proprio per questo motivo non esercitano alcuna influenza sulla sensibilità estetica: la coscienza non arriverà mai a conoscerle. Soltanto alcune di esse sono armoniose – utili e belle insieme». (Jules Henri Poincaré – Scienza e metodo – Einaudi, 1997 – a cura di Claudio Bartocci)

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Tre segreti per concentrarsi. E cinque musiche che aiutano a farlo

La fine delle lezioni si avvicina. È tempo di esami. Durante il mio Erasmus in Scozia, i miei compagni (quelli italiani) mi prendevano in giro perchè preparavo gli esami di Political Science con il walkman (reperto archeologico, il walkman!) sul tavolo e in cuffia a ripetizione l’album “D’amore di morte e di altre sciocchezze” di Francesco Guccini. «Ma come fai a concentrarti, tutte quelle parole nelle orecchie non ti confondono?». Semplice, dicevo io: le so talmente a memoria che è come non sentire nemmeno una parola. E poi i libri su cui studiavo erano in inglese, mentre Guccini cantava in italiano: nessuna contaminazione. Vent’anni dopo, mi imbatto nelle riflessioni di James Hewitt dell’Hintsa Performance e scopro che, a modo mio, avevo ragione.

Dice Hewitt: la capacità di concentrarsi si basa su tre abilità. La prima: focalizzare quale è la cosa più importante che dobbiamo fare in quel momento, escludendo tutti gli altri pensieri laterali. Se devo finire la relazione, per esempio, è bene che non mi interroghi contemporaneamente su quale sarà il film migliore da proporre per la serata. La seconda: trasformare ogni intoppo, in quello che sto facendo, da una occasione per mollare e distrarmi a una per imparare qualcosa di più. La terza: eliminare ogni forma di distrazione proveniente dall’ambiente circostante. Un rumore, una persona, una vista (della finestra, o della scrivania a fianco).

Eliminare le distrazioni, appunto. Ecco a cosa può servire la musica: a farci concentrare meglio. Purché si scelga la musica giusta.

Prendiamo un lavoro ripetitivo. Per questo vale lo stesso principio degli esercizi aerobici in palestra: una bella musica ritmata è quel che ci vuole. Se invece la vostra è un’occupazione che richiede una certa dose di creatività manuale (ma non troppo intellettuale), allora il sottofondo giusto è quello della musica ambient. Una musica da ascensore, per intendersi.

Veniamo a chi deve scrivere: una relazione, il testo della lezione da fare a scuola, l’ordinazione per un fornitore. Qui gli esperti concordano tutti nel suggerire una musica priva di testi. Le liriche distraggono, anziché favorire la concentrazione. L’ideale è un brano di musica classica.

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Innovare è un’abitudine che chiunque può acquisire

Gli innovatori sono persone abitudinarie. Come tutti noi, anche se non tutti siamo innovatori. L’innovazione é un’abitudine che chiunque può acquisire, anche se non é detto che ogni innovazione sia un successo. Come sapeva Thomas Edison, che riflettendo sugli errori commessi prima di inventare la lampadina, disse: “Non ho fallito. Ho solamente provato 10.000 metodi che non hanno funzionato”.

Gli innovatori sono persone che risolvono problemi per abitudine

Avere l’abitudine a innovare significa guardare a ogni singolo problema come un’opportunità di trovare una soluzione. È quello che fanno costantemente gli imprenditori della Silicon Valley e non solo, ispirandosi se vogliamo al maestro Leonardo Da Vinci, delle cui invenzioni, dalla pittura alle macchine militari, si fa fatica a tenere il conto.

In italia li chiamiamo imprenditori seriali. Persone che, per abitudine, quando intravedono un’opportunità creano un’azienda.

Nel mondo dell’imprenditoria fare innovazione significa fare startup, ma fare startup non è altro che risolvere problemi. Non a caso, nelle presentazioni che i fondatori di imprese innovative indirizzano a venture capitalist e business angel il problema è solitamente affrontato nelle prime slide, subito seguito dalle inadeguate soluzioni attuali, dal numero di persone che hanno il problema oggi e dalla velocità di diffusione dell’esigenza che la nuova azienda si prefigge di soddisfare.

Cos’è e come funziona un’abitudine

Le abitudini servono per ridurre il nostro impegno nel risolvere i problemi che ogni giorno ci troviamo ad affrontare. Quando facciamo la spesa, per esempio, e ci troviamo davanti a 50 dentifrici differenti, nessuno si mette a leggere tutte le etichette, ma tutti ci affidiamo a un’abitudine che si concretizza nel comprare sempre lo stesso, il primo che capita, quello che costa di meno o di più, o quello in offerta.

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Le competenze del Social Media Manager

Vuoi entrare nel mondo del marketing digitale e conoscere le caratteristiche richieste per il social media manager? Sei nel post giusto!

Il social media manager è una figura relativamente nuova nel mondo del lavoro e risulta spesso difficile individuare le skill necessarie per questa professione: c’è chi pensa che per fare questo lavori basti usare gli hashtag, saper scrivere tweet in 140 caratteri massimo o programmare i post su Facebook. Non è così: il social media manager è quella figura che si propone di essere un esperto di social media, con capacità organizzative, gestionali e creative.

Insomma, i social media “cosi” non stanno solo tutto il giorno su Facebook. Se ti piace questo lavoro e ti interessa sapere quali potrebbero essere le caratteristiche e le doti richieste, continua a leggere. Sei nel post giusto!

Approccio multidisciplinare
I social media manager hanno abilità eccezionali, non solo per quanto riguarda i social media, ma anche in pubbliche relazioni, giornalismo, SEO e progettazione grafica. Nacho Gonzalez di Mailtrack.io ha detto:“Devono essere in grado di andare oltre i social media in caso di necessità. Ed è spesso necessario.” Sempre, aggiungiamo noi. Devono, inoltre, capire le diversità fra i social utilizzati e fra il target di riferimento. Perché, tatuiamocelo, non c’è un formato solo per tutti i tipi di contenuto in Social Media Marketing.

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Usabilità dei siti web

Come realizzare siti web che funzionano davvero

L’usabilità web è probabilmente uno dei contesti più importanti e allo stesso tempo più sottovalutati del web design. Il tuo sito web sarà di alta qualità se valorizzato da concetti di usabilità web. In alternativa rimarrà relegato nella mediocrità, dove a grandi linee sono posizionati la maggior parte di siti web.

Grazie all’usabilità web un utente capisce immediatamente che tipo di sito web sta navigando e che informazioni contiene. L’utente si fa un’idea di questi concetti entro 6 secondi. Se si sentirà a suo agio rimarrà sul sito web, approfondendo la visita alle altre pagine. Se invece avrà un sentore di confusione e avrà vissuto un’esperienza utente negativa, sarà molto probabile che lo abbandonerà in breve.

La coerenza del sito web è un altro punto fondamentale. Occorre uniformità in tutte le pagine e nel sistema di navigazione, che deve essere il più semplice possibile. Implementando questi principi fondamentali ed effettuando test con gli utenti, i siti web usabili predispongono ad una navigazione intuitiva, semplice e veloce.

Come navigano gli utenti

Il motto dell’usabilità dei siti web è “Non farmici pensare”. Gli utenti non devono mai chiedersi cosa fare per ottenere un’informazione, ma deve essere per loro un processo naturale, senza pensarci appunto. Gli utenti visitano i siti web in modo quasi standard. Si aspettano di trovare il menù di navigazione principale sotto o di fianco al logo e il menù di approfondimento a sinistra o a destra nella pagina.

Se non trovano le informazioni che cercano, o navigare il sito web diventa un’impresa impossibile, se ne andranno molto velocemente. Compito del web designer è offrire un layout grafico che sia conforme al loro standard e comprensibile a colpo d’occhio, facendo capire velocemente come muoversi all’interno del sito web.

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